Esistono prodotti che riescono a raccontare un intero territorio in un solo sorso, e il tè nero Darjeeling è sicuramente uno di questi. Coltivato in India, in una zona montuosa ai piedi dell’Himalaya, questo tè deve tutto alla sua terra d’origine. Non parliamo di una coltivazione qualunque: il clima fresco, l’altitudine elevata e le forti escursioni termiche che caratterizzano queste vette rendono il Darjeeling diverso da tutti gli altri tè neri più comuni che siamo abituati a trovare al supermercato.
Il tè nero darjeeling non è un tè forte o aggressivo. Molti spesso evitano il tè nero perché temono quel sapore troppo intenso o quel retrogusto amaro, ma in questo caso ci troviamo davanti a qualcosa di completamente diverso. È un infuso elegante e profumato, perfetto per chi cerca una bevanda che sappia essere di carattere senza risultare pesante. Il merito è proprio della crescita lenta delle piante su questi pendii, che permette alle foglie di sviluppare un profilo aromatico che non ha eguali al mondo.
Molti si chiedono come mai questo tè venga spesso paragonato a un vino spumante così prestigioso, perché il Darjeeling ha un profilo raffinato e immediatamente riconoscibile, proprio come lo Champagne. Al gusto risulta leggero, con note floreali e talvolta leggermente fruttate.
Questo paragone regge anche per la zona di produzione: come lo Champagne può essere prodotto solo in una specifica regione della Francia, il vero Darjeeling proviene solo da questi giardini indiani certificati. In tazza, il colore, ambra brillante, invita subito all’assaggio. Su storiediteecaffe.com c’è una versione di altissima qualità, identificata dalla sigla FTGFOP (Finest Tippy Golden Flowery Orange Pekoe). Questa sigla garantisce che nel pacchetto troverete solo le foglie più giovani e le punte dorate della pianta, ovvero la parte più pregiata che assicura un gusto morbido e sfumature di moscatello.
Un aspetto fondamentale da conoscere è che il Darjeeling cambia moltissimo durante l’anno. A differenza di altre miscele che hanno sempre lo stesso sapore, questo tè vive del ritmo delle stagioni. A seconda del periodo di raccolta, che gli esperti chiamano “flush”, il tè può avere caratteristiche molto distanti tra loro. Se il primo raccolto primaverile è celebre per la sua freschezza e delicatezza, quelli successivi tendono a essere più rotondi, aromatici e decisi.
Questa varietà lo rende estremamente interessante per chi ama sperimentare e scoprire sfumature diverse all’interno della stessa tipologia di tè. È un po’ come accade con gli ingredienti di stagione in cucina: ogni periodo dell’anno ci regala una nota diversa.
Pur essendo classificato ufficialmente come un tè nero, la sua lavorazione è in realtà molto più leggera rispetto a quella dei tè neri classici come l’Assam o il Ceylon. Le foglie vengono trattate con cura per evitare un’ossidazione eccessiva, mantenendo così quella freschezza e quei profumi che altrimenti andrebbero perduti.
Il trucco per non rovinare un prodotto così pregiato è non usare mai acqua troppo calda: la temperatura ideale è di circa 90°C. Se usiamo acqua bollente. oltre i 100 °C, rischiamo di bruciare le foglie e di coprire gli aromi delicati con l’amaro della teina. Anche il tempo di infusione è fondamentale: bastano 3 o 4 minuti. Il dosaggio consigliato è di 12 grammi per litro, il giusto equilibrio per ottenere un infuso deciso ma non eccessivo.
Come dobbiamo bere il nostro Darjeeling? Il suggerimento per apprezzarne ogni sfumatura è di gustarlo naturale. L’aggiunta di latte o zucchero, infatti, tende a coprire la complessità aromatica e l’eleganza di questo tè. È una bevanda che va bevuta con calma, magari nel pomeriggio per una pausa rigenerante, ma è ottima anche a colazione.
Essendo un prodotto naturale e privo di allergeni, il tè nero Darjeeling è molto sensibile agli agenti esterni. Per evitare che perda il suo aroma inconfondibile, dobbiamo conservarlo con cura. Il consiglio è quello di lasciarlo nel sacchetto originale oppure di spostarlo in un contenitore idoneo che possa essere chiuso ermeticamente.
È fondamentale tenerlo in un luogo fresco e asciutto, ma soprattutto al riparo dalla luce solare diretta, che potrebbe alterare le proprietà delle foglie. Seguendo questi semplici accorgimenti, potrete godervi lo “Champagne dei tè” in tutta la sua freschezza, portando sulla vostra tavola un pizzico di magia delle vette dell’Himalaya.